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Oggi ho proprio voglia di scrivere, ma anche di ridere e come per caso mi sono fermata a guardare le chiavi di ricerca grazie alle quali mi trovate! Non so davvero se il mio blog risponda ai vostri dubbi, in effetti non mi reputo così saggia come qualcuno mi scrive ogni tanto. Uno perchè un saggio me lo immagino anziano e un po’ al di fuori delle questioni del mondo, mentre a me certe volte mi sembra di stare dentro un frullatore e le parole sono gli unici appigli per non essere risucchiata verso le lame e due perchè a certe domande che risposte dare? Ad esempio c’è chi arriva cercando belle tette nel mondo di fuori, a me quello che viene da pensare è che siamo tutte brave ad avere belle tette quando stanno dentro, un reggiseno spero o sotto i vestiti, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Io ad esempio se la casa andasse a fuoco prima di scappare correrei a prendere il mio reggiseno di Victoria’s Secret e chi si è visto si è visto. Qualcuno è arrivato alla ricerca della finta felicità. Io non credo che sia una cosa si possa fingere, ma che sia molto più facile fare finta che ci sia quando non c’è. Se è una risposta saggia proprio non lo so. Io le persone cerco di guardarle sempre per sapere se sono felici o meno, ma è difficile poi capire cosa farsene di questa informazione…. A quelli a cui mi manca il liceo vorrei dire che a volte si ama davvero solo nel ricordo. Pensieri divertenti sulle festività è un ossimoro. Le festività sono il male, l’obbiettivo non può essere il divertimento quanto la sopravvivenza. E’ una questione di selezione naturale al contrario: i migliori tendono a soccombere. Una serie di chiavi di ricerca fanno emergere un mondo di zie che si trastullano con i nipoti, io non sono moralista, ma non posso essere assolutamente di aiuto, non ho nipoti. Altra questione il caffè in flebo, io spero che un giorno diventi realtà, a volte non ho proprio il tempo di doparmi e a volte vorrei sniffarlo direttamente dal pacco perchè faccia subito effetto! La flebo mi è sempre sembrata una soluzione comoda e veloce e con un po’ di attenzione si può portare in giro. Io la voglio, ma lei no, eh. E’ l’eterna questione lui vuole lei, che vuole l’altro che è innamorato del suo cane. Sempre per questioni di sopravvivenza bisognerebbe farsi asportare questa voglia, chirurgicamente. E prima è, meglio è. Dopotutto non finisce mai bene agli amanti non corrisposti e non sono io a dirlo, guardate più tv, maledizione! Se per piacere qualcuno mi potrebbe spiegare come si puö fare il té allo zenzero, presto detto o lo compri già aromatizzato o fai come me e aggiungi a quello normale, la polvere, possibilmente come la mia, scaduta nel 2008. C’è l’angolo confessioni: se non avesse figlii me la abrei fatta, non conosco il verbo abrere, ma immagino il senso, la risposta è comunque: però ce li ha, fattene una ragione. Io e me stesso capisco la confusione, ma siete sempre la stessa persona. Anche io ogni tanto credo che le cose abbiano un’anima e come noi sentano, se è così confermo al signor felice la cioccolata che da lidi lontani che la cioccolata è davvero una cosa felice. Io provo, provo a pregare già.. ma nessuno ti risponde vero? E se vuoi il mio parere, se una risposta c’è entriamo nel campo della psicosi. Aforismi sulla galaverna, qui è più difficile: “ciò che si fa per la galaverna, è al di là del bene e del male”. Pensieri ermetici beh, è bello scrivere cose oscure che solo chi le scrive può capire, ma poi non ci si deve lamentare se i lettori vi danno dell’emo! Canto l’amore che provo, si approvo, ma solo se sei intonato/a. Sandali geakaren, mi spiace ma la linea di accessori è nel mondo dei sogni, un mondo in cui sono bionda, alta dieci cm di più, ho studiato alla Bocconi e ho un fidanzato che è fighissimo in smoking, in pratica sono Chiara Ferragni. Voglio dormire con te. ma non intendo fare sesso, voglio solo dormire insieme a te. stare con te sotto … Milan Kundera diceva che voler dormire con qualcuno era la vera perversione, in altre parole: sporcaccione/a! Me la pagherai allora, mettiamo le cose in chiaro, io mai mai approverò la vendetta. Non perchè certa gente non meriterebbe di essere presa a randellate, ma perchè la vendetta è un inutile spreco di energie, nessuno ti ripagherà del tempo impiegato in tali propositi e poi se non dovesse funzionare?!? Ma se anche funzionasse? Credi davvero che il torto subito sarà ripagato? Naaaaa.
Stavo leggendo un articolo su un libro “Il Sale della Vita” di Francoise Héritier, scritto sotto forma di lettera, lunghissima, ad un amico. Il libro è un elenco di tutte le cose che rendono felice la scrittrice. Allora mi sono messa a riflettere. Su quello che fa felice me, non le cose scontate, i fondamenti. Le piccole cose i piccoli momenti in cui la felicità è un affare tra me e me, come mi vengono in mente:
1) Ridere
2) Camminare a piedi nudi
3) La prima giornata tiepida
4) L’odore che c’è all’ingresso dei panifici
5) Entrare nel letto quando le lenzuola sono appena state cambiate
6) I nuovi boccioli sulle mie piante
7) Il primo gelato della stagione
8) Smettere di piangere e sentirmi meglio
9) Scoprire un nuovo telefilm
10) Provare una nuova ricetta
11) Rivedere il mare
12) Iniziare un libro
13) Leccare il cucchiaio dell’impasto del dolce
14) Quando al cinema iniziano i trailer
15) Una bella foto
16) Stiracchiarmi
17) Quando riesco a fare un abbinamento con qualcosa che indosso senza rendermene conto (per es pigiama-lenzuola)
18) Il Vanilla Chai Latte, una ciambella e una rivista di moda all’Arnold Caffè seduta in poltrona
19) Cantare a squarciagola in macchina
20) Osservare la gente per strada o al ristorante e fantasticare su come siano e come vivano le loro vite
21) Quando al ristorante arriva il mio cibo
22) Quando un bambino cerca la mia mano
23) Vestirmi e truccarmi bene
24) Non riuscire a smettere di ridere
25) Riuscire a fare qualcosa che non ho mai fatto o che ho paura di fare
26) Il tramonto
27) Scoprire una canzone che mi piace
28) Un giro in bici
29) Lo smalto colorato
30) Fare liste (anche se le dimentico dopo due secondi)
31) Ogni singola immagine, riferimento, racconto su New York
32) L’iniziale del mio nome
33) Le cose inaspettate
34) Riuscire a trovare in un negozio l’evidenziatore Stabilo verde acqua
35) Tutto ciò che è verde acqua
36) Prendere il cibo con le dita
37) Il cioccolato alla fine del cornetto Algida
38) L’autunno
39) I campioncini sulle riviste, in profumeria, nel bagno in albergo
40) Sentire Nigella che parla di cibo
41) La sensazione allo stomaco quando l’aereo decolla
42) Sentire un odore che mi riporta all’infanzia
43) Il momento in cui inizia a nevicare
44) Le luci caramellate
45) Le caramelle al cinema
45) La Cheesecake
46) Il momento in cui le strade si riempiono di foglie
47) Il lavoro che faccio
48) Tornare a casa e trovarla in ordine e pulita
49) I giornali del sabato
50) Pensare a New York
51) Le fantasie
52) Scovare un nuovo tipo di orchidea
53) Svegliarmi e scoprire di avere dormito una notte intera
54) Le parole buffe
55) Avere dei segreti
56) Le coccinelle
57) Scrivere
58) Indossare qualcosa di stravagante
59) Perdermi e scoprire un posto nuovo
60) La bellezza
61) Guardare le nuvole
62) Riuscire a beccare un tramonto
63) Quando i miei capelli non si comportano in modo assurdo
64) Il salice piangente che si vede della finestra nella mia stanza a casa dei miei
65) Lo ska
66) Camminare con i tacchi
67) Parlare in un’altra lingua
68) Sapere che c’è un posto al mondo in cui il tempo è sempre bello
69) Indossare una maglia a righe
70) la sensazione del cachemire e della seta sulla pelle
71) I ponti
72) Togliere i vestiti a fine giornata
73) Le montagne russe
74) Vincere qualcosa
75) Giocare a scarabeo (almeno fino a quando non inizio a perdere)
76) Quando al supermercato capita la rilettura e il conto è giusto
77) Farmi i regali
78) Essere la prima persona che entra in piscina e vedere come si propagano i cerchi, dati dal mio ingresso, sull’acqua
79) Il nr 11
80) Imparare nuovi concetti
81) La coca cola
82) I film in cui le donne sono sempre femminili
83) Quando un suonatore di strada suona una musica che mi è cara
84) Fotografare piccoli dettagli
85) Mettere in ordine i miei libri
86) Le giornate in cui riesco a fare quello che mi riprometto la sera prima
87) Sorseggiare un bicchiere di vino rosso
88) Pensare a nuove regole che hanno senso solo per me
89) Gli articoli di cancelleria
90) Portarmi a pranzo
91) Addormentarmi con il rumore della pioggia
92) Fare shopping per finta
93) I macaron, specie quelli al caramello
94) I cerchietti
95) Halloween
96) Quando faccio qualcosa alle 11 e 06
97) Ballare
98) Scoprire nuove parole
99) Quando riesco ad avere la meglio sulle mie emozioni
100) essere riuscita a pensare ad almeno 100 cose che mi rendono felice
Tra un mese compio 30 anni. Il mio atteggiamento al momento è più o meno questo qui:
Voglio i Regali? Siiii! Voglio essere festeggiata? Siiii! Voglio compiere 30 anni? No grazie, ma apprezzo il pensiero.
Mi sto scervellando da mesi per risolvere questo problema, al momento l’unica è il suicidio, ma mi rendo conto che è un’opzione con troppi inconvenienti. Avevo dei progetti per quest’anno e ora che manca un mese posso ammettere che non ne ho realizzato mezzo, anzi. Allora ho provato anche a dirmi: 30 è un numero. Che sia un traguardo, un momento che sancisce il definitivo passaggio all’età adulta è semplicemente un’usanza del mondo occidentale, non vuol dire nulla se tu non vuoi! Faccio a me stessa questi discorsi in continuazione, di solito le volte che so (beh, almeno qualche parte di me lo sa) di stare facendo i capricci, chiedendo più o meno la luna. Cerco di appellarmi alla mia parte ragionevole, ma spesso non la trovo. In compenso trovo un cartello con questa scritta:
Io continuo a parlarmi, mica posso demordere così! E aggiungo: sai bene che non è nemmeno una questione di gioventù perduta, sei nata vecchia, è un fatto. Avrai fatto tre cose trasgressive o particolarmente stupide e una di queste è stata bere la birra al mattino l’ultimo anno di liceo durante una giornata di istituto e te ne vai bullando nemmeno ti sentissi Body/Patrick Swayze in Point Break. Fa la persona flessibile, come ti consideri e se gli obiettivi che ti eri prefissata non sono stati raggiunti e alcuni non lo saranno mai, abbandona la nave! O fai come Rachel un altro piano quinquennale! Lo scopo è sopravvivere non attaccarsi alle cose e colare a picco! Ma al momento non ce n’è, ho voglia di fare il broncio, incrociare le braccia e ripetere non so bene a chi <<mi spiace, non ne ho proprio voglia.>> Non so dove sbaglio, forse non sono abbastanza convincente. Ma come Joey, anche se non credo in dio, guardo il soffitto e mi chiedo: <<Perchè, perchè proprio a me?>>. Mi sembra evidente, considerando, come sto prendendo l’evento, di non essere pronta a tutto ciò, abbastanza matura. Forse il piano quinquennale è davvero la strada, ma una programmazione con cose piccole, tipo entro cinque anni vorrei aver preparato una torta a tre piani in stile “The Cake Boss”, ricevere dei compensi per quello che faccio, riuscire a battere il mio record personale di libri letti in un anno (34), incontrare nuove Persone, riuscire a scoprire il segreto per far sopravvivere le mie piante…. Cose così, piccole e fattibili, che se comunque non riuscissi a farle, non mi facessero arrivare ai 35 col magone. Buffa parola tra l’altro.
Vado controcorrente. Io un po’ i ponti li odio, non parlo delle infrastrutture, anzi per qualche strana ragione mi piacciono un sacco. A S.Francisco avrò scattato 50 foto al Golden Gate e una volta a casa non riuscivo a cancellarne nessuna perchè erano tutte perfette. Parlo delle vacanzine. E odio i ponti sia che li sfrutti, sia che rimanga a Milano. Se parto finisce che passo ore e ore nel traffico e a me dopo quattro ore fanno male le chiappe e mi scoccio. Se rimango, tanto vale lavorare, ma a quel punto tutti sono partiti e mi sento sola e in più, grazie era dei social network grazie e a questo punto, i cosiddetti “amici” non fanno altro che subissarti con le loro foto sfocate o si taggano in posti in cui a quel punto vorrei essere anche io o scrivono di quanto si mangia bene in quel tal posto e invece io sono in città, dove piove e sono per strada con le ballerine. Ed è per questo insomma che io, i ponti, un po’ li odio.
Per pasqua sono stata finalmente a Londra, ci volevo andare da una vita e sentire tutti quelli che c’erano stati dire che era bellissima e che ti veniva voglia di tornarci sempre, non faceva altro che acuire la mia curiosità, ma Will che vorrebbe lavorarci, si rifiutava di visitarla da turista, della serie siamo tutti un po’ strani! L’albergo era a Bayswater (come la mia borsa di Mulberry, che invece se ne è rimasta a casetta, perchè incredibilmente la pelle con cui è confezionata non ama per nulla la pioggia) di fronte ad Hyde Park. La prima impressione è stata quella di trovarsi dentro un set cinematografico, strade strette e piene di negozietti e palazzine a due piani piccine picciò. L’albergo, poi, era mozzafiato con boiserie in legno e quadri e lampadari di cristallo, peccato che la bellezza della hall e del palazzo non avesse nulla a che fare con la stanza minuscola e il bagno microscopico, tipo che ogni volta che uscivo dalla doccia sbattevo contro il lavandino. Il primo giorno ho conosciuto una collega di Will, che fa la broker, simpaticissima per carità, gli aveva anche scritto una mail lunghissima con tutti i posti e le cose da fare e ha continuato la lista anche di presenza, solo che ad un certo punto del caffè da “Pret” (a mangèr nda) avrei voluto anche avere l’opportunità di vederle queste cose! Ammetto che i primi giorni non ero molto colpita, quello che notavo non mi piaceva: valanghe di catene di negozi uguali a New York, ma una volta abituato l’occhio all’ovvio sono riuscita anche a guardare oltre! Di Londra mi è piaciuto il mix tra antico e moderno; a Londra respiri la storia e il senso di continuità che la presenza di una monarchia assicura, guardavo la gente e pensavo “loro sono sudditi!”, a me questa cosa ha sempre affascinato, io non mi sento legata a nulla e per quanto stia bene in Italia e ami Milano quasi fisicamente, mi vedo bene a vivere anche altrove con un altra cultura e altre tradizioni, quindi sono sempre affascinata da quelli che sono consapevoli di avere radici! Poi degli inglesi mi è piaciuto il loro stile, quella che avrei fotografato per ore in realtà è la gente! Mai vista un’accozzaglia di colori del genere! Certo il loro amore per i capelli bicolori è opinabile, ma di sicuro effetto! Un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo è la civiltà di un popolo che mette a disposizione i musei gratuitamente e ti invita a tua discrezione a fare una donazione perchè le cose rimangano così! Ho amato soprattutto il Tate e a malincuore devo ammettere che vince sul Moma di New York… penso che sarei rimasta infinitamente nel padiglione dedicato al surrealismo intitolato “Poetry and dream”, che sarà pure inflazionata, ma è il tipo di arte che mi da maggiori soddisfazioni, perchè è bello guardare opere “senza senso” in una vita in cui sento il bisogno di capire sempre tutto, è come prendere una boccata d’ossigeno, non so chi l’abbia detto, ma è vero che l’arte certe volte ti salva. Un’altra cosa che mi è piaciuta, a sopresa è il cibo! Ok, che la cucina inglese praticamente non esiste, ma Londra in questo è come New York, puoi pensare ad un cibo e trovarlo senza difficoltà! E poi il rituale del tè! Non sono riuscita a prenderlo all’Orangery situata dentro i giardini di Kensington per via di una cerimonia privata, ma è un motivo in più per tornare, anche perchè ho avuto l’impressione di avere visto poco e quel poco era così tanto da averlo visto comunque solo di sfuggita, ad esempio alla National Portrait Gallery, un luogo in cui ci si potrebbe passare tranquillamente una settimana! Sono contenta però di avere visto i ritratti di uomini che mi fanno sentire fiera di appartenere a questa specie: Shakespeare e Darwin, tanto per citarne due! Una terza cosa che mi è piaciuta un sacco era che la gente fosse sempre disponibile e che sembrava capirmi senza fatica, io sono un po’ paranoica su come parlo e sulla mia voce, forse perchè mi prendono tutti in giro da una vita. Ma ordinare qualcosa o fare un commento e vedere che l’altro ti comprende o comunque finge è una bella soddisfazione! Mi piace anche che a Londra convivano realtà diverse e che stiano bene nella stessa città! La gente incontrata a Notting Hill non era sicuramente la stessa che ho visto passando del tempo a Chelsea e facendo shopping in New Bond Street e la ricchezza che si avverte qui, non l’ho provata nemmeno a New York, forse perchè gli americani sono portati ad ostentarla in misura minore, non saprei…
Quello che mi è piaciuto meno: beh, intanto il tempo, forse perchè mi ha ricordato me stessa: sempre pronto a cambiare e dal cielo azzurro in un attimo si passa alla nuvole e perfino alla pioggia. I miei capelli sono usciti dall’esperienza stremati, avete presente la puntata di Friends in cui Monica è alla vacanze a Barbados? Eh. Non mi è piaciuta la folla, ad esempio a Portobello Road, anche New York è turistica, ovvio, ma è più… spaziosa. Stare in mezzo alla folla mi fa sentire sempre come una pecora nel gregge, tutti a fare le stesse cose, scattare le stesse foto e mangiare negli stessi posti e come recita un magnete che ho comprato: “Be original or die”. Come accennato non mi sono piaciuti gli Starbucks, i Pret a Manger e tutte le altre catene dove mangiare o vestirsi. A questo proposito non mi è piaciuto nemmeno Top Shop, intanto i prezzi non sono così accessibili e comunque non sono il genere di cose che metterei, ho visto tanti vestiti uguali dovunque, mi facevano passare la voglia! Will si sarà detto fortunato, fino a che non sono entrata da Burberry l’ultimo giorno, ovviamente!
E una cosa che non mi è piaciuta è la grandezza della città. Londra è davvero immensa, pensare di girarla tutta è pura utopia, ma io sono vorace e quando visito un posto vorrei vedere tutto, tenere gli occhi spalancati per non perdermi nulla, forse non è possibile da nessuna parte, di certo non qui. Per il resto è stata un’esperienza e questo ha sempre un valore.
Will è stato brokereggiato per l’aperitivo, io me lo fo da me con vino rosso e pistacchi e dopo aver sospirato un po’ sui monologhi di Woody Allen su New York, sono passata a leggere le perle di Karen Walker su Facebook, in pratica nel giro di dieci minuti ho pensato per due volte a qualcosa che mi mancava. Di solito, si spera, andiamo avanti e non ripensiamo alle cose che ci piacevano e per un motivo o per un altro non abbiamo più. Perchè, sempre si spera, vengono sostituite da altre… in un certo senso è come diceva il prete a Romeo “ragazzo tu hai l’amore negli occhi” o qualcosa del genere, il concetto è quello. Un po’ però è triste, non pensare più a delle cose che un tempo erano importanti, se non fondamentali. Sono le cose verso le quali si prova nostalgia; da nostos, ritorno e algos, dolore. Un dolore bello, positivo, che colora le labbra di un sorriso… Così mi sono messa a pensare alle mie, ed eccone alcune, random, come “ritornano” alla memoria: mi mancano i pomeriggi, in primavera al liceo, quando scendevo a far merenda in cucina e con mio fratello ci guardavamo le repliche di Mila e Shiro e poi andavamo a giocare a pallavolo con il Super Santos in terrazza e in pratica passavamo il tempo a rincorrere il pallone sulla stradella, prima che finisse in strada. Mi manca quando, sempre al liceo, arrivava il primo giorno di sole e “ce la buttavamo”, cioè bigiavamo, cioè saltavamo la scuola, per andare a Mondello, in spiaggia e siccome non avevamo sotto il costume, perchè erano una decisione dell’ultimo minuto, i ragazzi avevano una visione dei nostri reggiseni e noi a fine giornata avevamo le tette ustionate. Mi manca Allie McBeal e la storia d’amore più bella di tutti i tempi: quella tra Allie e Larrie, perfetta perchè lui ad un certo punto la lascia anche se la ama, perchè deve, ma le fa trovare un uomo di neve davanti al portone, al posto di un addio. E mi manca perchè era matta, dello stesso tipo di mia mattezza. Mi manca quando a ricreazione, la merenda costava mille lire e si componeva di un panino gigante con panelle e crocchè. Mi manca anche quando la merenda la saltavo e con quei soldi mi compravo i libri “100 pagine, mille lire”. Mi manca di quando mi sono trasferita a Milano e ogni tanto alzavo gli occhi ai palazzi e mi dicevo: “ma davvero io vivo qui? Davvero l’ho sognato tanto e si è avverato?!?”. Mi manca quando ero piccola e mio fratello non era ancora nato, addormentarmi dietro in macchina ed essere portata in braccio fino al letto, già col pigiama, da mio padre. Mi manca quando alle elementari per metterti insieme al bambino che ti piaceva, si scriveva il bigliettino con su scritto: “ti piaccio? barra Si o No” e se barrava il “Si”, da quel giorno non ci si parlava più, perchè si stava insieme. Mi manca, sempre al tempo delle elementari, la sensazione che dava trovare a tutta pagina il “bravissimissima” della maestra in riferimento al compito. Mi manca l’estate in cui per far un favore ad un amico ebbi in gestione la sua fumetteria e un pomeriggio arrivò un mazzo di fiori per me, da un ammiratore ovviamente segreto, come è bene che siano gli ammiratori. Mi manca la crostatina del Mulino Bianco metà crema al cacao e metà crema bianca con in mezzo una nocciola, che sembro ricordare solo io. Mi mancano quelle feste per cui passavi il pomeriggio a prepararti e le aspettative erano altissime, ma poi i maschi stavano da un lato e le femmine dall’altro. Mi manca la mia Ka, perchè era mia. Mi manca andare all’università ascoltando la musicassetta che un ragazzo speciale aveva fatto per quei tragitti, cantando a squarciagola “Laura” di Vasco Rossi. Mi mancano alcune persone, anche se ogni tanto, nel bel mezzo della vita, continuo a vederle e sentirle, ma comunque mi mancano, perchè mi ricordo di quando i tempi erano altri… però questa è un’altra storia. E mi mancano quelle cose o persone che non ricordo più, ma se le ricordassi sono sicura che mi mancherebbero.
Sempre per il concetto che non mi succede mai niente – infatti ho iniziato ad inventare quando mi chiedono “e tu che combini?”: avventure pazzesche fatte a cavallo di cani volanti con l’aurin al collo o parti in casa mentre i nordisti prendono Savannah o ancora cene a casa dei Guermantes in compagnia del barone di Charlus (che tanto la ggente, da quando può giocare per ore ad Angry Birds, alla Feltrinelli ci va solo per compare le penne) – vi aggiornerò su madre, che come le allergie stagionali è ritornata. Madre intanto non viene a trovarmi per piacere e ci tiene a ribadirlo, ma per necessità. In questo caso il benedetto cambio di tette, se sapessero quanti sbattimenti creano le tette finte molte ci rinuncerebbero o forse no, bisognerebbe chiederglielo. Ma madre odia le operazioni, odia il dolore e anche l’anestesia, quindi passare la giornata con lei dopo un’operazione del genere in effetti non si potrebbe mai considerare come un evento piacevole. Forse in questo senso sottolinea che non è qui “per piacere”, nel senso che il suo soggiorno non lo sarà per me! Dopo un’operazione del genere ti fanno riprendere quel minimo e poi ti sbattono fuori, la traduzione letterale di day surgery. Ma madre che è diversa da tutte le altre pazienti, non può perdersi il suo momento e pianta un casino con chi le capiti a tiro sul fatto che lei non può assolutamente muoversi e che la devono tenere lì. Rimane moribonda tutto il giorno fino al momento in cui il medico si rassegna e accetta di ricoverarla, ma perchè ciò avvenga non solo deve spostarsi di edificio, ma deve fare “l’accettazione”, a quel punto madre realizza e ritorna in sè e mentre fino ad un attimo primo non poteva nemmeno alzarsi, l’attimo dopo è vestita di tutto punto e mi dice di sbrigarmi che non ha tempo da perdere! A quel punto si installa in casa, continuando a lamentarsi perchè, per via dei drenaggi (e se non sapete cosa sono non sarò certo io a strapparvi alla vostra beata ignoranza), non può uscire di casa, ma in casa non può fare niente e casa e far niente per lei sono un ossimoro, quindi giustamente è insofferente. Questo per due lunghissimi giorni, in cui anche io non ho niente da fare, perchè la mia capa, che affianco in ospedale, ha pensato bene di abbandonarmi al mio destino e andare a sciare. Non posso parare i colpi per tutto questo tempo e sfinita e senza ormai speranze, mercoledì rinuncio nell’impresa e decido di mettere lo smalto. Perchè quando tutto va male e credo possa solo peggiorare, io, almeno, voglio farmi trovare pronta: in ordine con la biancheria giusta, la doccia fatta e una manicure perfetta, possibilmente colorata. Ad un certo punto, quindi, mi distraggo, succede sempre quando mi rilasso e madre che è furba, ne approfitta e passa da un’innocua conversazione sul colore più di moda per gli smalti, passa a parlare di mia cugina e di come fa la mamma alla sua bambina appena nata (per madre le altre madri sono automaticamente piene di difetti e nemmeno mia cugina si salva), io l’assecondo; annuisco, commento dicendo che “effettivamente non dovrebbe tenerla tutto quel tempo in braccio” e a quel punto sferra l’attacco fatto da una raffica di: “e tu quando ci sforni un nipotino?”, “mi stai nascondendo un segreto!”, “perchè non mi vuoi parlare da donna a donna?”. A quel punto cosa può fare una povera figlia?!? Di certo non riprodursi per farla contenta, ma può sclerare e diventare un’erinni, mandando tutto l’esercizio di pazienza della settimana, (mantenuta strenuamente solo per sentirsi una volta tanto una brava figlia in grado di prendersi cura della madre malata), per usare un gergo tecnico, allegramente a puttane. Sclero un po’, ma nemmeno troppo, dicendole che dovrebbe farsi una ragione del fatto che i suoi figli, ma anche i figli in generale, abbiano bisogno di intimità, rispetto e privacy e che sono stanca di ripeterle sempre le stesse cose in merito; in pratica un “fatti i cazzi tuoi”, un po’ più elegante. Il quarto giorno penso di vedere la luce infondo al tunnel, ma è ancora troppo lontana: madre va a farsi controllare e il chirurgo le dirà se è libera di tornarsene a cucinare la pasta con le sarde in Sicilia o no. Per stavolta il fato è clemente con tutti noi e il controllo va bene, madre si è rimessa e può andare.Ma ormai dovrei saperlo che il fato non è clemente. Mai. Almeno con me. Tanto da indurmi a pensare che non solo esista la reincarnazione, ma anche che io stia espiando qualche grave colpa passata… perchè una volta tornate a casa, nei limiti dell’educazione e dell’ospitalità, mi metto immediatamente a cercare un volo per lei. Scopro però che madre ha le sue preferenze in fatto di: compagnie aeree, aeroporti, bagagli che non si possono portare a mano e ovviamente costo dei biglietti aerei. Penso che questa sia una sfida che non voglio perdere e momentaneamente desisto, aspettando la risposta di un’amica di famiglia, hostess, su un volo in serata. Come una fanciulla ingenua, mi distraggo di nuovo e acconsento a che vada a passeggiare, anche perchè io mi sono chiusa in un mutismo ostile e smetto di parlarle. Dopo un’ora madre torna tutta contenta dicendo che ha “trovato” il biglietto, per sabato (quindi ben 42 ore dopo) e ha risparmiato anche i venti euro che le avrebbero chiesto per imbarcare il borsone. Mi piacerebbe poter concludere questa storia dicendo che dopo questa comunicazione sono stata finalmente traslata in una cella imbottita, con una camicia di forza e con un buon numero di sostanze psicotrope nel sangue. Ma questa non è una storia a lieto fine. Invece è successo che ho passato i successivi due giorni assolutamente fuori di casa, schiumando come un cane rabbioso e giustificandomi con lei, dicendo che sono una persona che ama la solitudine e che interagire con chicchessia per tutta la durata del tempo da sveglia è faticoso e non ho nulla contro di lei e non è vero che non la sopporto e mi da fastidio. Tanto non era verosimile che mi comportassi bene comunque.
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Vi vorrei aggiornare per dirvi che ne è stato di me, ma quando anche l’ex vicina, che sono andata a trovare oggi ti compiange, anche se lei è andata a vivere in periferia con un bambino di un anno e mezzo e un altro attaccato al seno di appena nove giorni, capisci che è giunta l’ora di stendere un velo pietoso sulla tua vita e cominciare ad inventare! Solo che ho difficoltà ad inventare più di quanto già non faccia e allora torniamo alla realtà. Febbraio è stato un mese da dimenticare, penso che se non ci sono riusciti questi 29 giorni a rovinarmi la salute, più che altro quella mentale, il resto è in discesa. Intanto la mia casa si è trasformata in una specie di ostello, ma non di quelli dove arrivano i giovani, quelli frequentati dai vecchi. E che vecchi! I suoceri e mia madre si sono alternati tre weekend su quattro, per, nell’ordine: anniversario, esami pre-operatori per cambio di tette e compleanno suocero, se non ve ne siete accorti, a proposito, il 24 gennaio è stata finalmente dichiarata festa nazionale, era il caso, perchè non è che mio suocero può prendersi ogni anno un giorno di ferie! L’anniversario era quello dei suoceri, non so a che numero sono arrivati, mille suppongo, ma è sempre bello che scelgano di non festeggiarlo mai per i fatti loro. A mia madre rimane solo il cambio di tette, stavolta pensavo di essere salva, dovendo affrontare solo 24 ore di scuola in coincidenza della sua visita e invece no, l’ho vista per cinque minuti e sono riuscita a litigarci, epicamente oserei dire, con tanto di urla, lacrime (tutte sue, ogni tanto mi sento di lasciarle la scena) sul tema “perchè ce l’hai con me- no, non può essere per questo- tu hai qualcosa che non va- dimmi cos’è” qualche altro verso e verrebbe fuori una canzone carina. Salvo poi, chiamarmi il giorno dopo come se nulla fosse, anzi chiedendomi stupita come mai non l’avessi chiamata quando era atterrata e nemmeno la mia risposta “visto che non ci sono stati incidenti aerei supponevo fossi atterrata sana e salva, scusa se traggo sempre conclusioni precipitose” ha scalfito il suo buon umore, ma in questi giorni, sono passate due settimane, non mi chiama, perchè è primavera e a primavera mio padre decide che è arrivato il suo Gran Momento e impazzisce lui, nel loro matrimonio ognuno ha i suoi spazi, è questo quello che mi piace. Io nel frattempo invece vado a non farmi pagare in ospedale praticamente ogni giorno e a parte questo piccolo dettaglio economico, ne sono ben felice! Non per lamentarmi, ma vi assicuro che il tempo libero, quando non hai nulla da fare è praticamente inutile, anche un po’ fastidioso se vogliamo. Solo che devo abituarmi, non si può passare da un estremo all’altro senza conseguenze! Io ho deciso di affrontare la cosa scegliendomi ogni giorno un sintomo diverso, ad esempio adesso ho fitte al fianco destro, ieri era il mal di testa, due giorni fa una sonnolenza così densa che sembrava avessi esagerato con il lexotan. L’unica parte che non mi piace di questa nuova situazione è dover fare ricerca, al punto che non ho più voglia nemmeno di cercare le chiavi quando al mattino devo uscire e non le trovo. Non so come appaia fare il ricercatore allo sguardo di una persona ignara, a parte il fatto che darebbe per scontato che si lavora per la gloria, ma vi assicuro che non è così figo come sembra. Non figo come sarebbe fare la spia o il killer a pagamento o uno a caso di Jersey Shore. Ogni tanto mi ripeto che questa è la vita degli adulti, manco fossi il ragazzino di Big, dopotutto ho quasi trent’anni e credo di essere pronta anche io per quelle fantasie a base di spiagge e lavori in cui è richiesto solo di conoscere le dosi della capiroska alla fragola e una camicia hawaiana. Di buono c’è che nonostante tutto il mio cervello è risultato essere invariato e quindi il prossimo controllo sarà tra sei mesi, hai detto niente!
Come ho scritto qualche post fa il weekend scorso sono stata suocerizzata. Ma stavolta me ne sono fregata, anche perchè ho dovuto rinunciare al Miami, sulla mia svolta indie sorvolo, ci sono cose troppo intime per condividerle e poi tutti mi prendono in giro perchè a quanto pare non si può apprezzare la musica indie se non ti travesti di conseguenza e io sono molto lontana dall’hipsterizzazione, ho le converse, ho i cheap monday e si ho un cappello di lana Urban Outfitters, ma solo mio marito può vedermi conciata così. E comunque. Lo scorso weekend ho finto di essere al liceo e ho fatto fuga: giretto in macchina, That’s Bakery, Mostra in via tortona (che ho capito finalmente dove si trova e come raggiungerla senza impazzire!) e cinema, The Artist, in bianco e nero e muto, ogni tanto una giornata per se stesse è bello concedersela senza sensi di colpa, anche se forse tuuuutta una giornata da sola con me stessa è troppo! La Mostra è la cosa che ho apprezzato di più, quando sono entrata ero un po’ “paturnie mode on”, ma quando ne sono uscita ero davvero ritemprata e sorridente. A volte l’arte è davvero un salvagente, come credo di aver letto da qualche parte alla “Affordable Art Fair”, la particolarità della mostra era che le opere d’arte erano tutte acquistabili e gli autori erano presenti per spiegartele! La cosa che ho preferito era il poter fare foto, ora che ci penso avrebbe avuto anche senso associare a quello che ho fotografato il nome dell’artista. Nella remota ipotesi che un giorno passiate di qua palesatevi e vi sarà resa giustizia. Purtroppo avevo con me l’iphone e basta e ho capito che le foto erano libere solo verso la fine, quindi come bottino è magro… ma chi si accontenta…
Il mio preferito:































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