Come ho scritto qualche post fa il weekend scorso sono stata suocerizzata. Ma stavolta me ne sono fregata, anche perchè ho dovuto rinunciare al Miami, sulla mia svolta indie sorvolo, ci sono cose troppo intime per condividerle e poi tutti mi prendono in giro perchè a quanto pare non si può apprezzare la musica indie se non ti travesti di conseguenza e io sono molto lontana dall’hipsterizzazione, ho le converse, ho i cheap monday e si ho un cappello di lana Urban Outfitters, ma solo mio marito può vedermi conciata così. E comunque. Lo scorso weekend ho finto di essere al liceo e ho fatto fuga: giretto in macchina, That’s Bakery, Mostra in via tortona (che ho capito finalmente dove si trova e come raggiungerla senza impazzire!) e cinema, The Artist, in bianco e nero e muto, ogni tanto una giornata per se stesse è bello concedersela senza sensi di colpa, anche se forse tuuuutta una giornata da sola con me stessa è troppo! La Mostra è la cosa che ho apprezzato di più, quando sono entrata ero un po’ “paturnie mode on”, ma quando ne sono uscita ero davvero ritemprata e sorridente. A volte l’arte è davvero un salvagente, come credo di aver letto da qualche parte alla “Affordable Art Fair”, la particolarità della mostra era che le opere d’arte erano tutte acquistabili e gli autori erano presenti per spiegartele! La cosa che ho preferito era il poter fare foto, ora che ci penso avrebbe avuto anche senso associare a quello che ho fotografato il nome dell’artista. Nella remota ipotesi che un giorno passiate di qua palesatevi e vi sarà resa giustizia. Purtroppo avevo con me l’iphone e basta e ho capito che le foto erano libere solo verso la fine, quindi come bottino è magro… ma chi si accontenta…

Il mio preferito:

Riflettevo sul benessere. Ci sono molte cose che servono a mantenere quella sensazione di positività nei confronti della vita e di se stessi. E’ facile quando ci si sente amati, benvoluti, realizzati. Ma così dipende solo da fattori esterni. Ed è molto pericoloso, perchè non sempre è possibile essere accontentati, a volte veniamo lasciati, il telefono non squilla e il lavoro magari non ce lo abbiamo nemmeno. E a quel punto che bisognerebbe guardare dentro se stessi e riuscire a farlo dipendere solo da noi. Non è affatto facile, perchè siamo immersi nella realtà e purtroppo non siamo isole autosufficienti. Ma è bello quando si ha la sensazioni di bastare a noi stessi, che qualunque cosa succeda la nostra unica compagnia sia la cosa migliore che possiamo trovare. Non so se era Oscar Wilde che diceva che amare se stessi era una storia d’amore che durava tutta la vita. L’unica cosa che non dovrebbe finire mai. Una nota pubblicità passava il messaggio “Perchè io valgo”, secondo me per quanto suoni banale è una frase che bisognerebbe ripetersi allo specchio ogni giorno e mettere un punto alla fine della frase, non continuarla con pensieri del tipo “io valgo perchè…”, no “io valgo e basta”. Per me è sempre stato facile provare questo sentimento di amore verso me stessa ed era da questo che facevo dipendere il mio stare bene. Poi è successa la vita e me ne sono dimenticata, fino ad oggi. Ed oggi è un gran bel giorno. Io ho me, io mi amo e cavolo… io valgo!!!

 

Non è che io parli sempre del parentame perchè ho bisogno di sfogarmi perchè non li sopporto, come potrebbe sembrare ad un occhio superficiale. Ma perchè effettivamente sono persone divertenti da prendere in giro, ad esempio un fatto che mi stupisce ogni volta: che trovino tutto incredibile, su quattro frasi, una è sicuramente seguita da “è incredibile”: nevica? E’ incredibile. Fa freddo? E’ incredibile. Un piatto al ristorante è buono? Incredibile. La figlia del tale ha presentato un’istanza (?!?)? Indovinate. E’ incredibile. Già.
Il vecchio blog non c’è più, ma su di loro ho scritto così tanto che per un periodo ho pensato di creare lo spin off “la vita secondo i suoceri”. Io li troverei affascinanti, se non dovessi continuare a vederli, hanno un’opinione su tutto, come tutti certo, ma quello che, per me, è incredibile, è che non si capacitino mai che gli altri pure hanno opinioni loro e che siano opinioni diverse. Per loro c’è un solo tipo di persona, che vive in un certo modo, così alleva i figli, lavora, va in giro etc etc. E sempre per parlare di cose incredibili, questo modo è proprio il loro!!! Quindi ogni volta che si nomina il tizio, due ore a parlare male della fidanzata, perchè lo comanda troppo. O se chiedo del tale cugino, si parte con una critica di mezz’ora sul suo essere padre, perchè non è quello il modo di allevare un figlio. Intendiamoci, non è che quello che dicono non sia intriso di buon senso, a volte… Ma è l’impossibilità ad accettare un altro punto di vista. Ad esempio, andar contro alla loro teoria che i figli non sono l’esatto prodotto di due genitori è impossibile! Come vengono su dipende al 100% dai genitori, non c’è storia! Anche se, con Will, effettivamente sembrerebbe così. Io penso che gli abbiano fatto un tale lavaggio del cervello, che lui non si sia mai dovuto porre il problema di cosa fare nella vita. Gli è andata bene, ma questo non vuol dire che la stessa tecnica che io definisco “gutta cavat lapidem” avrebbe funzionato con un altro figlio. Ad esempio una mia zia per cui l’espressione “avere una scopa su per il…” è stata inventata. Mentre continua a fare la snob in giro e a darsi arie che manco un pavone, i suoi figli sono diventati punk a bestia, non manca nulla: dreadlok, piercing di quelli che deformano le orecchie e cani, si pure i cani. Tornando ai suoceri, coerentemente, quando Will anni or sono è andato in crisi mistica ed ha mancato un appello per laurearsi, non si sono dati pace, minacce, pianti, fioretti in chiesa, il tutto condito da frasi come: “dove abbiamo sbagliato?!?”.
I primi tempi, circa 6-7 anni il solo sentirli nominare mi faceva andare in escandescenze, anche perchè loro sono sempre stati convinti di avere un buon rapporto con me e comunque  non sono il tipo di persone che vuoi contrariare, figuratevi che ho sempre dovuto fumare di nascosto, perchè e avrei potuto scommettere dei soldi in proposito, non mi avrebbero dato pace “gutta cavat lapidem”. Col tempo ci siamo incontrati a metà strada, anche perchè credo mi temano. Mentre con il resto del mondo si sentono liberi di elargire perle di saggezza su come si dovrebbe fare… tutto, con me non ci hanno mai provato. Non so forse sarà dipeso dal misto di idealizzazione che hanno nutrito nei confronti della mia persona quando li ho conosciuti, ma credo che dipenda di più dal fatto che le poche volte che si sono azzardati a dirmi il benchè minimo commento, me li sono circa quasi mangiati. E’ come nel regno animale: devi fare capire chi comanda, da subito, sennò è finita! Da allora andiamo d’amore e d’accordo. Ci sono poche persone che possono dirmi come dovrei fare secondo loro, davvero poche e di sicuro Richard ed Emily (ricordate Gilmore Girls?) non sono tra queste. Ma questo non vuol dire che quando sento di una loro visita, frequente visita non vorrei scappare di casa per non farvi mai più ritorno! Anche perchè   la loro accoglienza è quella che riserverei alla regina di Inghilterra, non gli si fa mancare nulla. E fino a qui posso anche essere d’accordo, sarà una cosa del sud, ma per me l’ospite è sacro. Sono un po’ meno d’accordo quando vengono senza chiedere se a noi sta bene, visto che vengono a casa nostra, ad esempio in mezzo agli esami! O per i ponti. O per feste che mi sarebbe piaciuto festeggiare in un altro modo. Questa volta ho solo dovuto rinunciare ad un concerto. Ma è sempre così, arrivano loro e tutto si deve fermare. Una volta, era estate io e Will di ritorno dalle Eolie, c’è stato un litigio epico perchè visto che loro erano tornati dalla villeggiatura per salutarci, noi di contro non saremmo dovuti andare a cena fuori per il compleanno di un nostro amico, per stare con loro. Noi ovviamente li abbiamo bellamente ignorati e il risultato è stato che Suocero non ha parlato a Will per due settimane, fosse Santa Maradona direi: storia vissuta vale doppio! Se penso a quello che ho sopportato nel corso del tempo… ma in effetti ho poco da lamentarmi, perchè a parte questo, come ricorda sempre mia madre, dopo essersi lamentata di come la trattano (altro capitolo, su cui è meglio stendere un velo) ci hanno sempre aiutati economicamente e comunque continuano a vivere a Palermo, non è roba da poco, infatti mi rendo conto che se fossi una persona migliore, farei spallucce e me ne fregherei pensando che tanto finito il weekend ripartono ed infatti, dopo 9 anni, adesso faccio proprio così. E se proprio non posso, visto che capitano sempre quando non ho scuola, fingo comunque di averla, esco all’alba e me ne vado in giro all day coccolandomi con comfort food, mostre e film al cinema! Alla fine quello che conta è sempre sopravvivere.

Mia madre l’altra sera a proposito della morte di Scalfaro mi ha detto che se non lasci figli e nipoti dietro di te, praticamente la tua vita è stata inutile.  E poi io sono quella spietata. Io non ho figli e non so nemmeno se li avrò. Ma sono felice comunque di essere così, così forte anche quando non vorrei esserlo, anche quando vorrei andare in mille pezzi. Perchè questa forza mi permette di pensare che una cosa del genere non è neanche lontanamente vera. Che alla fine della vita conta solo come hai vissuto. Se hai vissuto per quello che ritenevi importante, qualcuno li chiama principi. Anche se, a ben guardare, a volte vivere è solo cercare di non affogare.
Non mi toccano le parole di mia madre, perchè a me non pare che il fatto di avere fatto due figli le abbia cambiato la vita, forse l’ha solo impoverita, forse è stata solo la scusa per non raggiungere gli obiettivi che si era prefissata. Forse le serve dirsi: si però ho fatto due figli.
Io guardo in giro e non mi sembra che chi abbia figli abbia una vita migliore di chi non ce li ha, vedo tanti “vorrei ma non posso” da entrambe le parti, perchè una volta che si sceglie in quel senso non si può tornare indietro… Oh dio, si può tutto, ci sono storie di gente che se ne va, come ci sono storie di gente che molla un ottimo lavoro, la sua città, che di punto in bianco cambia a dispetto di quello che pensano gli altri, ma generalmente quella di fare figli dovrebbe essere una scelta consapevole,  perchè  finisce per cambiarti la vita. Stavolta non ho molte difficoltà a perdonarla, perdonare la delusione di avere una madre che la pensa così. Perchè mia madre ha sempre avuto la tendenza a trovare un esempio e a trasformarlo in verità assoluta. Ad esempio rispetto a questa storia di avere figli e nipoti, sono sicura che pensi alla zia, che viveva qui a Milano e che è morta l’estate scorsa di vecchiaia, lasciando una famiglia affranta di 4 figli e 12 nipoti. Il più bel funerale a cui io sia mai stata, non parlo di estetica, mi riferisco al fatto che mi ha davvero toccata un epilogo così bello. Ma un solo esempio bello può diventare una regola per la propria vita? Anche perchè sempre pensando a questa zia, non è che la sua vita sia stata proprio felice: è andata via dalla Sicilia, giovane e inesperta,  per seguire il marito e per quanto lui fosse splendido e i figli del tipo che ti danno molte soddisfazioni, la sua vita è stata ammantata del velo della solitudine. Ha vissuto in una città dove non conosceva nessuno e dove nessuno le è mai sembrato amico, ripensando con struggimento alla terra che aveva lasciato e ai suoi affetti. E comunque, quel marito così caro era totalmente assorbito dal suo lavoro e quando non è stato più così e forse lei pensava che la solitudine se ne sarebbe andata e avrebbero trascorso i giorni che rimanevano loro finalmente insieme, l’uno per l’altra, è morto d’improvviso, rendendo quella solitudine la casa in cui lei avrebbe vissuto fino alla fine. Tanto è vero che si lamentava in continuazione di quei figli e nipoti che in virtù del loro splendore, al contrario, hanno cercato di non lasciarla mai sola, sacrificando impegni e vacanze. Diceva sempre che i figli hanno la loro vita. E allora.

 

Non aggiorno da tanto, my fault. Ma non sempre ho materiale “interessante”, ma a grande richiesta (mia) voglio raccontarvi di madre. E’ una settimana che non parliamo. In effetti è stata una bella settimana tranquilla, non mi sono state comunicate morti di persone che nemmeno conosco, ma per cui secondo mia madre non solo dovrei dispiacermi, ma dovrei pure mandare telegrammi di condoglianze, gravidanze, lamentele varia a tema “la gente è cafona”, “tuo padre (è “mio padre” in questi casi) non vuole fare mai niente” “la sua amica (che ha una vita anche più noiosa di lei)” e “tuo fratello (in questi casi è “mio fratello”)”. Mia madre non mi chiama da una settimana perchè è offesa, per il modo in cui sto gestendo la mia malattia, anzi nemmeno questo, perchè non permetto a lei di gestirla! La causa scatenante è stata la mia esenzione per malattia. A Milano a quanto pare non può farla il medico di base, ma lo specialista, quindi nel mio caso, un neurologo. Solo che nessuno dei neurologi che mi hanno visitata si è mai preso la briga di dirmelo e quando sono andata dalla mia dottoressa, un personaggio, avete presente Edna Mode de “The Incredibles”? Ecco lei! Mi ha comunicato questa grande verità. Ora io non ho visto nella cosa un grande problema, a febbraio devo fare una Risonanza Magnetica di controllo e vedere la mia neurologa, due visite che pagherò con nostro favoloso SSN, ci sto dentro. Solo, ho pensato di comunicare la notizia a mia madre, grande errore, perchè lei non se ne capacitava, perchè in Sicilia il medico di base può farle, dieci minuti a calmarla per questa cosa, alla fine stremata, convinta di averla sedata (illusa, madre non è mai sedata) la saluto. Mi richiama dopo dieci minuti comunicandomi che ha chiamato suo cuggino (come direbbe Elio) che lavora a Milano in un ospedale, che gli ha raccontato tutto e che mi bastava vedere un neurologo per farmi fare l’esenzione. Il giorno dopo chiamo cuggino che mi dice che se ho qualche problema, posso chiamarlo senza remore e lui si attiva. Ho passato altri dieci minuti a cercare di convincerlo che non era necessario fare una visita per l’esenzione, che non era un problema pagare con il ticket, ho dovuto ripetere questa cosa solo venti volte e si è convinto (almeno lui!). Al che mi scopro incazzata. Qualcuno direbbe che mi rodeva il culo che mio cuggino (come direbbe sempre Elio) pensasse che chiamavo la mamma, perchè mi risolvesse i problemi. Quindi. Penso di chiamare mia madre e spiegarle il mio punto di vista. Sono rimasta anche relativamente calma nel farlo, credendo che capisse (ancora la mia ingenutità), non l’avessi mai fatto!!! Com’è l’espressione? Apriti cielo? Si è aperto! O meglio la paranoia di mia madre si è aperta perchè nelle parole “per il futuro me ne occupo io, non ti mettere in mezzo, perchè sono in grado” ha letto: che lei non si poteva immischiare nella mia malattia (ora che ci penso…), che stavo mancando di rispetto a lei e a mio padre (???) e soprattutto che io e mio marito (adesso è “mio marito”) volevamo gestire noi la Sclerosi Multipla (cosa gravissima evidentemente). Ho provato a spiegarle che io non stavo dicendo nulla di più di quello che intendevo, ma quando ho capito che non ci sarei riuscita, anche perchè a quel punto urlavo come un ultrà allo stadio, l’ho mandata a cagare (mentalmente) e l’ho salutata, anche perchè avevo la tachicardia e non avevo più voce. Questo è successo almeno martedì sera, da allora il completo silenzio dalla genitrice. Io ho pensato di non chiamarla perchè ufficialmente sono offesa, in realtà non me ne frega nulla, mi sono rassegnata al fatto che è impossibile che mia madre mi capisca nel lontanto ’93 quando chiamò il ragazzo che mi piaceva segretamente “grassottello” per farmi confessare tale preferenza. Ma a questo punto devo gettare la spugna, perchè inizio ad immaginarmela sull’orlo del suicidio solo perchè non ci parliamo, quindi adesso la chiamo e com’è usanza nella nostra famiglia faremo finta che non sia successo nulla!

Beh, cari lettori un altro anno è passato. Non si può dire che il 2011 non sia stato un anno sorprendente, pieno di cose inaspettate, nel bene o nel male. Di questo anno, io, salverò le persone che hanno deciso di condividere un pezzo della loro strada con me. La voglia di lottare per la mia felicità, anche se per farlo veramente bisogna attraversare quella che io chiamo “la valle dei leoni”: i momenti difficili e potenzialmente distruttivi, ma come ripeto sempre la vita è troppo breve per farsi fermare dalle difficoltà! Salvo anche tutte le volte che mi sono messa in gioco, buttandomi senza rete, anche quando pensavo che non ce l’avrei mai fatta, è affascinante scoprire quanto siamo in grado di sopportare, contro tutti e soprattutto contro noi per primi. E a voi cosa auguro? Auguro di essere sempre fedeli a voi stessi, di saper trovare la forza di affrontare le cose, di non lasciarvi mai scoraggiare dalle avversità, dalla crisi, dalle persone che deludono e dai piccoli e grandi problemi della quotidianità. E vi auguro la capacità di sognare, perchè a volte non si ha altro, ma è comunque molto. Auguro un anno di cose inaspettate e che la vita vi stupisca. Soprattutto che la vita continui a stupirvi. Buon 2012 allora!

PS. la foto è perchè ho uno strano senso dell’umorismo.

Non vi ho fatto gli auguri, ma effettivamente non li ho fatti a nessuno. Anzi no, ho mandato su whatsapp emoji natalizi, i miei amici hanno apprezzato!
E’ un po’ difficile rifiutarsi di festeggiare il natale, che era il mio intento, ad impedirmelo: famiglia, amici, marito, città, tv e giornali. Ma ho ridotto al minimo, per quanto possibile, l’entusiasmo, i regali, gli addobbi no, sarebbe sembrato troppo strano. Sono perfino riuscita ad evitare viaggi sia a natale, che a capodanno. Avrei voluto proprio ignorare queste festività, ma ammettiamolo, non potevo chiudermi in casa! So già che se passo da sola più di due giorni, barricata dentro, inizio a partorire pensieri strani, beh, più strani del solito. Comunque è stato bello non partecipare all’euforia forzata, non dover uscire a comprare regali soprattutto! Le cene che ho fatto erano quasi tutte poco natalizie. Ho ricevuto dei regali, più o meno contro la mia volontà. Il natale è quasi trascorso e mi ha lasciata indifferente come mi aveva trovata. Non saprei spiegarvi i motivi, dico solo che pensando agli anni passati in cui: o moriva un parente, o qualche genitore sclerava o qualche altro genitore si metteva a litigare con gli altri o tutti e tre i fenomeni insieme, la magia del natale è sparita, è come se il Grinch mi avesse rubato il natale. Anzi è come se io fossi il Grinch. Ma va bene così, è un po’ come essere atei, sai che ti manca qualcosa, ma cavolo ti senti libero! Spero comunque che le vostre feste siano andate bene, che siate con le persone che amate davvero, che i regali che avete ricevuto siano stati fatti col cuore, pensando proprio a voi. Spero che il cibo che avete mangiato fosse buono e che abbiate terminato la festa insieme ai vostri amici. Un abbraccio medio grande da me!

Principe: tuo padre ti chiamava” il suo cigno”. Così mi dicono. E tu faresti bene a rammentarlo. Pensando a ciò che sia essere un cigno. Sfiora altero l’immobile superficie dell’acqua e non tocca mai la riva. Sulla terra, dove camminano i mortali, il cigno è goffo, persino ridicolo. Quando vaga sulla riva, esso somiglia a un volatile di tutt’altro tipo n’est pas?
Alessandra: a un’oca
Principe: purtroppo si. Perciò per lui il mondo è il lago. Silente, bianco, maestoso. Possedere le ali, ma mai volare. Sapere un canto, ma mai cantarlo, fino al termine dei suoi giorni. E così deve essere per te Alessandra. Testa alta, indifferenza per la folla curiosa sulla riva e il canto, quello mai.

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Ogni volta che mi decido a scrivere un post ricevo una chiamata o un messaggio o una mail e quando mi libero, sono così stanca che mi metto a saltellare svogliatamente da un sito all’altro, senza fare davvero qualcosa.
Di questo mese che è passato mi rimane una grande stanchezza, tanti interrogativi e l’incertezza. Perchè dopo tre neurologi e i tre percorsi di cura differenti che mi hanno proposto, non posso dire di avere la sclerosi multipla, “perchè un singolo episodio non fa la diagnosi” come dice il detto che mi sono appena inventata. Teoricamente quello che è derivato dall’ultimo incontro potrebbe essere considerato positivo, perchè i miei sintomi potrebbero non diventare mai sclerosi multipla, ma per saperlo bisogna aspettare. E io intanto? Beh, io intanto ho intenzione di godermi la mia vita, reale o immaginaria che sia. Ho già fatto dei piani, ho dei progetti. Ma in questo esatto momento qui, mi piacerebbe tanto fermarmi un momento e riposarmi, un lungo pisolino, di quelli perfetti che non ti rincoglioniscono, magari abbracciata alla persona che ami che nel mentre ti accarezzi i capelli e vegli sui tuoi sogni… Scusate tendo a mettermi a fantasticare molto in questo periodo. Un pisolino metaforico, non so come spiegarlo, in modo da riprendermi da questo tour de force di esami, visite, parenti, discorsi sulla sm, sui farmaci, sugli effetti collaterali, sulla qualità di vita e bla, bla, bla. Io potrei avere la sclerosi multipla, ma non penso vorrò mai essere “la ragazza della sclerosi multipla”, come dire, ho troppo potenziale, per confinarmi al ruolo di malata. Mi piace troppo la vita per farmi questo. Per fortuna ho tante persone che lo capiscono e che in questo periodo si stanno impegnando a farmi stare bene. E ci riescono alla grande.

L’Esame è andato e da gennaio sarò al terzo anno, il penultimo. Penso a questi due anni trascorsi, alla persona che ero quando ho iniziato la scuola, a chi c’era nella mia vita in quel periodo e alla direzione che volevo la mia vita prendesse. Due anni ed è un’altra vita. Io sono cambiata, in meglio credo. Ho ancora tante insicurezze e spesso mi lascio sconfortare dalle cose che mi dico, quelle in cui non credo davvero, ma che sembrano vere in certi momenti. Ci sto lavorando, tutti i giorni e non mi importa se mi costano lacrime, perchè so che vale la pena. Adesso la mia vita è piena di persone e anche se ne ho persa qualcuna per strada – ma è “perdere” quando sei tu a scegliere? Me lo chiedo ancora – quelle che hanno scelto di esserci, sono importanti per me, fondamentali, talmente fondamentali che penso che se non ci fossero, io, questo “io” fragile di adesso, si sentirebbe perso. Sarebbe perso. E la direzione che volevo prendesse? Beh, la vita è quello che ti succede mentre fai altri progetti. Puoi programmare quanto ti pare, meglio farlo, perchè ti senti padrone, ma la verità è che le cose più belle sono quelle che non avresti voluto, di cui temevi le conseguenze, quelle che accadono nei momenti bui della tua esistenza. Ci vuole un grande coraggio per accettarle, per non farsele scappare. Ma, una volta che il coraggio l’hai trovato, ti rendi conto che la tua vita non sarebbe potuta essere diversa, che doveva andare così. Se non, forse non l’avresti saputo, solo immaginato magari e forse avresti vissuto bene lo stesso, ma ora è tutta un’altra storia. Sono felice oggi e consapevole che questa felicità ha una prezzo e va bene così, tutte le cose di valore lo hanno. La cosa difficile da cambiare è il mio cinismo, il mio non credere a niente, ma come una mia amica porta sulla pelle “Se niente importa, niente è da salvare” quindi nemmeno noi stessi. Sono felice di rinunciare alla mia corazza se vuol dire salvarsi.

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